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PERCHE ESISTONO DIVERSI APPROCCI IN PSICOTERAPIA?

  • Davide Santoro
  • 19 mag 2024
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 1 lug 2024

Chi si è rivolto ad uno psicologo/psicoterapeuta nella vita, meglio ancora se a più di uno, avrà sicuramente notato come tra un professionista e l’altro ci sono differenze, a volte anche importanti nel loro approccio, sia dal punto di vista teorico che nel modo di lavorare con il paziente: ci sono quelli più “silenti”, che sembrano intervenire solo ogni tantoe dedicarsi più che altro ad ascoltare il paziente mentre altri sono più

“interventivi” e partecipano in modo più direttivo con consigli e/o esercizi, oppure alcuni che si concentrano sul passato del paziente mentre altri più sul presente, c’è chi dà del “tu “e chi da del “lei”… Insomma, la gamma è abbastanza varia. Ma ci si è mai chiesti il perché di queste differenze? Anche perché spesso possono farci sentire più o meno a nostro agio nella consultazione/terapia.


Psicologo ricevendo una paziente

Le ragioni di queste differenze sono molteplici: di base c’è la complessità della mente umana e del comportamento, e la loro natura maggiormente “astratta” rispetto ad un’area come la medicina/anatomia molto più facilmente osservabile e documentabile. Questo ha portato alla nascita di correnti che studiano, concepiscono e rappresentano la mente ed il suo funzionamento in modo diverso. A questo dobbiamo aggiungere le differenti posizioni filosofiche ed ideologiche, anche storiche, dalle quali queste correnti si sono sviluppate, che inevitabilmente influiscono sulla concezione di patologia, approccio, cura, ecc.

Ad esempio, scuole di pensiero psicodinamiche, che si sono evolute dalla psicoanalisi di Freud danno grande importanza all’inconscio e al passato come elementi determinanti nella costruzione della psiche attuale del paziente e dei sintomi, e hanno spesso una concezione di cura che suppone un lavoro alla radice che porti ad un cambiamento attraverso la risoluzione delle problematiche alla base. Vi sono invece approcci come il congitivo-comportamentale, che proviene dagli studi iniziali del comportamentismo e di susseguenti movimenti, che prediligono un approccio più sul qui-e-ora, e sui processi cognitivi che portano al sintomo e al senso di disagio del paziente, e che mirano a ristrutturare questi processi disfunzionali.


Vignetta di Freud che analizza una paziente sul lettino

Non c’è un approccio a priori migliore o più efficace di un altro: dipende più che altro da quali obiettivi ci si vuole prefissare nella terapia, che verranno perseguiti con strategie e tecniche diverse: fermo restando che l’obiettivo comune il benessere del paziente, e la risoluzione della problematica che lo ha portato a richiedere aiuto. Ci sono tuttavia pazienti, che sia per le loro circostanze che per le loro caratteristiche, possono beneficiare maggiormente di un approccio piuttosto che di un altro.



 

MA ALLORA COME FACCIO A SCEGLIERE??



In primis, ci si può sempre documentare un po’ prima un modo da avere un’idea generale dell’approccio teorico di un determinato professionista, per potersi orientare.


Dopodichè, la “sintonia” che si crea tra il terapeuta ed il paziente, chiamata anche Alleanza terapeutica, rapport, ecc. a seconda della scuola di pensiero, è un rapporto molto particolare che si instaura e che dipende da tantissimi fattori complessi, che sta alla base di qualunque terapia efficace. È quindi importante che il paziente si senta bene con lo psicologo/psicoterapeuta con il quale sta lavorando, e questo può saperlo solo dopo alcuni incontri. È fondamentale poi che durante la fase di valutazione il paziente parli di queste sue impressioni col professionista, che potrà aiutare a capire insieme se il suo approccio è il più indicato per la propria domanda clinica.

 

 
 
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Dott.  Davide  Santoro

Psicologo Clinico - Psicoterapeuta

N. Iscrizione Albo Psicologi della Lombardia: 22744

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Tel. 351-3423919

P. IVA:  13931660966

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